sabato 25 gennaio 2014

PASSEGGERI - UN MONDO CHE GIRA INTORNO ALLA PAROLA "VOLARE" - LA PAURA


Passeggeri, una parola con mille significati. Dipende da chi la pronuncia, quando come e perché.
La parola passeggero pronunciata da un assistente di volo fa aprire un mondo.

Il passeggero e' colui che ti permette ogni mese di avere lo stipendio, senza di loro il mio lavoro non esisterebbe. Per questo motivo ho il massimo rispetto per tutti coloro che ogni giorno per svariati motivi prendono l'aereo e fanno si che ogni mese io venga pagata.

Ho incontrato milioni di persone in questi anni, e ogni volo mi ha lasciato qualcosa.

Mi ricordo che al nostro corso base per diventare assistente di volo, ci illustrarono le varie tipologie di passeggero e come relazionarsi, in linea di massima con ognuno. La cosa che ricordo bene e che ho riscontrato essere vera negli anni era che l'essere umano quando sale su un aereo, entra in un ambiente non naturale per lui. L'aereo è un mezzo di trasporto che porta l'uomo a fare una cosa contro la sua natura, volare! Per questo motivo in aereo vengono fuori atteggiamenti, necessità e stati d'animo che di solito, a terra no si hanno. Vi assicuro che è verissimo.

La più comune reazione e' la paura, si ha paura di volare. Lo sappiamo tutti un margine di rischio c'è, e non tutti hanno la capacità di razionalizzare, non a tutti basta pensare ai numeri, alla percentuale di incidenti aerei rispetto alle automobili. Volare e' ancora considerato pericoloso. Del resto nel momento che si sale su un aereo si mette la propria vita  nelle mani di sconosciuti. Di solito non lo facciamo.

La persona che ha paura si fa mille domande sui piloti,
sugli assistenti di volo, sui tecnici che hanno visionato l'aereo. Arrivano a bordo e si riconoscono subito.

Io dopo tanti anni credo di aver sviluppato la capicita' di capire un passeggero quando è ancora sulla scaletta. Osserva con un'attenzione, minuziosa l'aereo, sale si guarda intorno, al mio buongiorno benvenuto/a a bordo, spesso non c'è risposta oppure una risposta a bassissima voce con uno sguardo gelido. Sembra già a arrabbiato/a. La maggior parte delle volte il sorriso accogliente funziona e la persona si sente di poter cominciare a chiedere. Inizia a chiederti di cambiare posto perché quello assegnato ha sicuramente un problema. Se si riesce ad accontentare, forse ti confida la sua paura, spesso la maschera con la claustrofobia, "sa non sopporto gli ambienti chiusi, ho bisogno di stare al corridoio, mi smetto più libero" oppure "ho bisogno di un finestrino così posso guardare fuori".
Ognuno pensa di poter contrastare le proprie sensazioni in modo diverso.

La persona che ha paura guarda sempre gli assistenti di volo, di solito ne sceglie uno, quello che sente più rassicurante. Ci parla gli fa domande, e le risposte le usa per farsi coraggio.
Io di solito racconto che ho due figli, che sono tanti anni che faccio questa vita e con un gran sorriso la rassicuro dicendo "se pensassi per un solo secondo che c'è del rischio in quello che faccio, avendo due bambini a casa che mi aspettano ogni volta, pensa che farei questa vita?" Tutti mi sorridono quando dico questa cosa e poi pian piano entrando in confidenza vedo che lo stato di ansia migliora.

Spesso mi chiedo.... Ma è la verità???????

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