giovedì 30 gennaio 2014

BRIEFING - VI CONFESSO LA VERITÀ


Ogni cosa su un volo e' organizzata, prevista e gestita secondo regole precise e ben definite. Niente è' mai improvvisato. Va beneeee!!!  Questo lo impariamo quasi subito.
Ma le dinamiche di un volo sono talmente complesse che tra le procedure obbligatorie pre-volo, e' previsto il briefing.

Io odio così tanto questa parola che ancora non ho imparato a scriverla e ogni volta vado a sbirciare dove si mette la "i".

In una stanza denominata “aula briefing”, il Senior Cabin Crew Member (SCCM, l'assistente di volo anziano, di solito un capo cabina) procede al cosiddetto briefing commerciale, illustrando tipo, quantità e qualità dei servizi che saranno erogati, ed eventuali caratteristiche peculiari del volo in oggetto.


Poi, con tutto l'equipaggio presente, si passa al briefing di sicurezza, dove il comandante mette tutto l'equipaggio al corrente delle particolarità operative del volo e il SCCM provvede a distribuire agli assistenti di volo postazioni e incarichi in caso di emergenza. Questo momento “collettivo” assume anche il valore di formalizzazione dell'equipaggio: è in questa sede che si forma ufficialmente l'equipaggio che condividerà il volo, o la serie di voli, oggetto della “missione”.

Questo è' quello che ufficialmente succede. Ma vi giuro che si riduce ad una mezz'ora di una noia imbarazzante.

Esprimo solo la mia opinione, io amo il mio lavoro, ma ovviamente non è fatto solo di momenti piacevoli. E' il momento del volo che non sopporto.

Leggendo le poche righe sopra, dovrebbe essere un momento estremamente professionale e necessario. In realtà vi confido cosa succede in quella stanza ogni giorno.

Sul foglio turni c'è un orario di firma, di solito un'ora o due prima del decollo, dipende dal tipo di volo. Si arriva  al centro equipaggi e ad ogni equipaggio in partenza e' assegnata una stanza dove fare questo benedetto briefing (sono tornata a sbirciare come si scriveva eh). E' il momento in cui si incontra l'equipaggio. L'unica cosa che veramente ci interessa, sapere con chi passeremo i prossimi 4/5/6 giorni. Sorrisi stampati in faccia e tutti felici di vedersi.

Cosa ci passa per la testa in quel momento?
- oh nooo ma proprio questa mi doveva capitare oggi?? Antipaticaaa
- si con questo/a ci ho già volato
- non è giornata!!!
- odio siiii, questa me la ricordo!!! Na pazzaaaaa
- che equipaggio del cavolo, proprio oggi mi doveva capitare!!!!!
- speriamo beneeeee
- oddio ma questa ancora vola????
- nooo questo e' il maniaco che colleziona numeri di telefono!!! (Di solito un cesso, ma ci crede una
  cifra)
- uffaaaaaa
- non voglio partireeeee
- ho capito starò da sola per 4 giorni!!!
- ma l'ho preso il libro?
- carino questoooo, e dove era nascosto?
- menomale che c'è lei (Quando hai la fortuna di beccare un'amica)
- ho dimenticato le infradito mannaggia
- va beh dai 4 giorni passano presto

Ci sono almeno altri mille pensieri degni di nota, ma credo che più o meno si capisca il senso.
Mentre tu stai facendo questi pensieri, guardando uno a uno i membri del tuo equipaggio, di solito il/la capocabina sta facendo il suo briefing commerciale che solitamente si può racchiudere in un patetico discorso. Dopo aver detto il num dei passeggeri, che sappiamo già tutti, i pasti speciali, che sappiamo già tutti, si dilungano in miriadi di inutili parole. Ci chiedono (come fosse ogni volta la prima volta), di essere gentili, disponibili, di comunicare con l'equipaggio, di tenere la divisa in ordine, di non leggere il giornale, di non mangiare in presenza dei passeggeri, ma sopratutto è di fondamentale importanza perché fa tanto immagine, di pulire i bagni!!!!!! (Riordinare vah, se no qualcuno si può arrabbiare).

Alloraaaa... Chiarisco subito una cosa. Tutte queste cose elencate, fanno parte del mio lavoro, fanno parte dell'essere assistente di volo. Ognuno di noi sa quale comportamento deve tenere sull'aereo, e come deve portare la divisa, e che non si deve mettere le mani nel naso davanti ai passeggeri. Ma ogni volta il famoso briefing si riduce solo a questo, una rieducazione. Ascoltare tutti i giorni le stesse raccomandazioni, come fa un genitore con un figlio piccolo, ad una certa età diventa veramente fastidioso.
Giuro che questo che sto per dirvi e' vero. Un po' di tempo fa durante un briefing, una capocabina ha chiesto al suo equipaggio di non fare "puzzette" nel corridoio. Giuro che si è espressa così.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Subito dopo la performance fantastica del capo cabina, arrivano i piloti. Con loro e'  fantastico, perché ognuno ha abitudini diverse. In teoria noi abbiamo tutto codificato, e con la parola "standard" ci facciamo colazione, ma sarebbe troppo facile. Ecco che allora ognuno ha il suo standard. E ognuno vuole una cosa diversa. Quindi ogni giorno c'è un comandante o un pilota che chiederà che le cose vengano fatte in modo non standard, perché ha una sua fissa su qualcosa. La cosa più buffa e' che il briefing del comandate inizia sempre con la frase, "allora ragazzi facciamo tutto da standard". E questo basterebbe a far andare bene il volo, ma non ci riescono proprio!!
E il loro "briefing", su ogni volo sarà diverso e si ridurrà a:
- per gli ok alla cabina chiamiamo noi
- per gli ok alla cabina chiamate voi
- la porta chiusa e bloccata x tutto il volo
- la porta chiusa e bloccata ma entri senza chiamare (il chime gli da fastidio)
- mi chiami per entrare
- mi chiami per entrare e mi dici nome cognome e porta assegnata
- non entrare
- ti chiamo io per tutto
- mangio subito dopo il decollo

Anche qui ce ne sarebbero almeno altre 100 di frasi non "standard".

E io ogni volta li ascolto e mi viene da ridere, perché già so che durante il volo avrò' bisogno di qualcosa, andrò davanti, e prima di entrare in cockpit mi guarderò intorno chiedendo al primo che passa "che aveva detto? Devo chiamare?"

Un altro briefing inutile e' passato....

Ma forse ho imparato a scrivere questa parola stavolta..
























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